 |
«Signore, è questo il tempo ?»
|
|
|
C'è un'ansia che fa parte del genere umano, quella di giungere al compimento delle cose; vorremmo veder realizzato presto quello che crediamo giusto e per il quale speriamo ed in qualche modo lottiamo. Eppure le aspirazioni dell'uomo sono sempre in divenire e mai compiute. Abramo ha viaggiato tutta la vita per non raggiungere mai la terra promessa e per contemplare nel suo unico figlio una discendenza senza numero. La venuta di Gesù ha certamente stimolato nei suoi discepoli speranze ed aspettative: la profondità della parola, i miracoli che l'accompagnavano, il mistero di Dio sfiorato con un dito, tutto dava a vedere un compimento immediato. Invece tutto torna come prima, nella stessa dimensione del precedente. Quello spiraglio di cielo che si era spalancato sta ormai per chiudersi, la natura e la storia riprendono il loro corso, la fatica del quotidiano chiede all'uomo il suo debito di sudore.
Sembrava che Dio avesse toccato il culmine del suo intervento nella storia... Sarebbe bastato un nonnulla perché il suo regno trionfasse. Gli uomini di allora, come noi di oggi, continuiamo a guardare il cielo nell'attesa di un intervento risolutivo, ma il cielo tace; mute le nuvole nascondono agli occhi degli uomini la Gloria di Dio e quel volto tanto amato che adesso è destinato a prendere altre fattezze. La storia non si svolge oltre le nuvole, la storia ap-partiene alla terra e all'umano... quel volto assomiglia al volto di ogni uomo, di quell'uomo che il Signore ha guardato negli occhi ed ha amato.