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Meditazioni tenute in occasione degli Esercizi Spirituali Parrocchiali

 

 

Esercizi Spirtuali Parrocchiali
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ott 19

Scritto da: host
19/10/2013 21:01 

Schema per esercizi spirituali

Primo Giorno

E voi chi di che io sia?

Dal vangelo di Luca cap 9

18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Introduzione “Lumen fidei” (“La luce della fede”) è la prima Enciclica firmata da Papa Francesco. Desidera, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace d’illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. In secondo vuole rinvigorire l’ampiezza degli orizzonti che la fede apre: “Chi crede, vede e vive!".

Inquietudine”. Parola che colpisce e fa riflettere. Pensando a s. Agostino: quale inquietudine fondamentale vive nella sua vita? O forse dovrei piuttosto dire: quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere vive nella nostra vita questo grande uomo e santo? Ne propongo tre: l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore.

1 l’inquietudine della ricerca spirituale. Agostino vive un’esperienza abbastanza comune al giorno d’oggi: abbastanza comune tra i giovani d’oggi. Viene educato dalla mamma Monica nella fede cristiana, anche se non riceve il Battesimo, ma crescendo se ne allontana, non trova in essa la risposta alle sue domande, ai desideri del suo cuore, e viene attirato da altre proposte.

Agostino è un uomo “arrivato”, ha tutto, ma nel suo cuore rimane l’inquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non è addormentato, direi non è anestetizzato dal successo, dalle cose, dal potere. Agostino non si chiude in se stesso, non si adagia, continua a cercare la verità, il senso della vita, continua a cercare il volto di Dio.

Certo commette errori, prende anche vie sbagliate, pecca, è un peccatore; ma non perde l’inquietudine della ricerca spirituale. E in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, che non aveva mai smesso di cercarlo per primo.

Vorrei dire a chi si sente indifferente verso Dio, verso la fede, a chi è lontano da Dio o l’ha abbandonato, anche a noi, con le nostre “lontananze” e i nostri “abbandoni” verso Dio, piccoli, forse, ma ce ne sono tanti nella vita quotidiana: guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nell’intimo di te stesso, e domandati: hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose?

2. l’inquietudine dell’incontro con Dio In Agostino è proprio questa inquietudine del cuore che lo porta all’incontro personale con Cristo, lo porta a capire che quel Dio che cercava lontano da sé, è il Dio vicino ad ogni essere umano, il Dio vicino al nostro cuore, più intimo a noi di noi stessi.

Nella scoperta e nell’incontro con Dio, non si ferma, non si adagia, non si chiude in se stesso come chi è già arrivato, ma continua il cammino. L’inquietudine della ricerca della verità, della ricerca di Dio, diventa l’inquietudine di conoscerlo sempre di più e di uscire da se stesso per farlo conoscere agli altri. Agostino si lascia inquietare da Dio, non si stanca di annunciarlo, immagine di Gesù Buon Pastore che conosce le sue pecore, come amo ripetere, che “sente l’odore del suo gregge”, ed esce a cercare quelle smarrite.

Sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanità spirituale che spinge a fare tutto per amore di se stessi? Mi sono “accomodato” nella mia vita cristiana,

3. l’inquietudine dell’amore. Guardiamo alla sua mamma: Monica! Quante lacrime ha versato quella santa donna per la conversione del figlio! E quante mamme anche oggi versano lacrime perché i propri figli tornino a Cristo! Non perdete la speranza nella grazia di Dio!

Agostino, dopo la conversione, rivolgendosi a Dio, scrive: “per amore mio piangeva innanzi a te mia madre, tutta fedele, versando più lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli”. Donna inquieta, questa donna, che, alla fine, dice il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente e Agostino è erede di Monica, da lei riceve il seme dell’inquietudine.

Ecco l’inquietudine dell’amore: cercare sempre, senza sosta, il bene dell’altro, della persona amata, con quella intensità che porta anche alle lacrime. Pensiamo Gesù che piange davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro…

Fuge, tace, quiesce. Fuggi, taci, rappacificati. Tre precetti, un ciclo virtuoso di cui l’uomo dispone per riappropriarsi della propria vita in tre passi.
Fuggire: “lasciare il luogo abituale di vita – anche se solo per il breve tempo– può diventare affermazione “che il luogo in cui si vive non basta, e che desideriamo altri luoghi”.
Tacere: regola d’oro nel mondo “assordante in cui viviamo oggi, dove il silenzio costituisce una creatura in via d’estinzione”.
Rappacificarsi, infine: per rinfrancarsi dalle fatiche, e “esercitarsi a pensare in grande, all’amare contemplando l’amore di cui siamo oggetto e l’amore che può sbocciare dal nostro cuore”.

Appunti per riflettere

in un luogo solitario a pregare

Il brano si apre con un luogo solitario. Come noi, oggi. Gesù fugge la confusione per un dialogo intimo, intenso, prolungato. Un rapporto non chiuso ma che presto coinvolgerà altri. Ieri loro, oggi noi!

Una relazione, quella nel deserto che gli rivela una missione.

Mi piace accostare questo deserto al primo deserto, quello della tentazione. Lì il suo spirito viene messo alla prova.

Sarà un messia secondo la volontà dell'uomo che è o del Dio che è? Lì inizia "l'agonia" (l'agone è il luogo della lotta, il ring..) che finirà sulla croce. Lì sulla croce satana darà voce all'ultima tentazione: "scendi e ti crederemo; salva te stesso.." Ma la missione passa per altre strade. Strade di abbandono alla volontà del Padre. Strade di dono e di perdono.

I discepoli erano con lui

Gesù nel vivere la sua missione coinvolge chi ne dovrà continuare l'opera.

Non vuole meri esecutori di verità calate dall'alto ma amici. Infatti dirà non vi chiamo servi ma amici, perchè il servo non sa, l'amico, invece è nel cuore dell'amico. Conosce bene la parola "amico" Gesù. E ci fermeremo a meditare sul pianto per l'amico Lazzaro. Amico, proprio Agostino traduceva come Animus Custos: custode dell'anima. Con un ruolo non lontano da quello che riveste il fratello se pensiamo a Caino e al suo rifiutare la custodia di Abele. Gesù vuole i suoi nel suo cuore e porta i suoi nel proprio. Solo così potranno conoscere il suo mistero, farlo proprio, e dirlo al mondo con mente e cuore.

Egli pose loro questa domanda

La domanda, che all'inizio può apparire come un'indagine, non è fatta alla stregua dei moderni sondaggi.

Ben altre sono le intenzioni di Gesù. Lui vuole che i discepoli passino, progressivamente, da un percepire la missione di Gesù per la gente, per gli altri, le folle, ad un loro diretto coinvolgimento. Il mistero di Gesù li interpella sempre più da vicino, in prima persona. Gesù in prima persona si è coinvolto con loro, nelle loro famiglie (vedi il miracolo in casa della suocera di Pietro), nel loro lavoro (li chiama lì dove lavorano).

Chiede a loro di avere con lui un rapporto vivo, vero, schietto e sincero.

Li provoca ad uscire da una superficialità di relazione che si maschera nel gruppo, nella folla, nel "andiamo dietro a lui che sa". Vuole che anche loro "sappiano", che crescano nella progressiva consapevolezza del suo mistero, della sua missione, e ciò che questo comporta!

Ogni affermazione data/detta a Gesù è una "definizione" che si fonda sulla fede/fiducia e chiede responsabilità!

Ma voi, chi dite che io sia?

Se dici che è tuo amico, tuo fratello, tua guida sappi che a queste affermazioni devi credere, a questa amicizia devi impegnarti, questa guida devi seguire, quella fraternità devi vivere..

Non puoi giocare con le parole. In quelle parole c'è la tua parola (parola data) la tua promessa, la tua vita! Come nelle sue parole c'è la sua parola data, la sua vita, la sua promessa di fedeltà a te!

Poniamoci anche noi quella domanda e lasciamo che lo Spirito guidi il nostro cuore alla risposta. Non fermiamoci alle prime risposte. Come i discepoli prendiamole come una prima superficie da approfondire, scavare. Chi sei Signore per me, per noi. Cosa desidera il mio cuore di te. Cosa desidera dirti in questo silenzio, in questa chiesa.

HO FIDUCIA IN TE

 

Credo, ho fiducia in te, Dio, mio Padre

e Padre di tutti gli uomini.

Ho fiducia nel tuo amore continuo e incondizionato,

nella tua capacità di amarmi così come sono,

debole e limitato.

Credo nella tua misericordia,

nella tua capacità di perdonare,

di ritrovarmi, di riaccogliermi come figlio.

Credo nella tua forza, nella tua gioia

che può trasformare la vita.

Credo che tu desideri la felicità vera per ognuno,

vuoi la realizzazione piena di tutti.

Credo in te, creatore dell'universo,

che rivela con la sua bellezza

il grande dono che tu fai all'uomo.

Credo in Gesù, tuo Figlio,

che mi aiuta a scoprire questo tuo amore,

che ha vissuto come me da uomo,

che è passato attraverso la croce

per salvarmi totalmente,

che mi ha rivelato il tuo nuovo volto di Padre

tenero e dolce.

Credo nello Spirito che agisce in me,

che rende viva la tua presenza nella mia vita.

Credo nel tuo Regno,

credo in questa grande gioia, in questa festa di nozze,

in questa serenità piena e vera.

CREDO IN TE, SIGNORE

 

Credo in te, Signore, roccia della mia vita.

Tu mi hai pensato fin dall'inizio,

mi hai voluto così come sono,

mi hai amato profondamente e unicamente

e così hai fatto per tutte le creature,

anche le più piccole e le più insignificanti.

Credo in te, Gesù, fonte della mia esistenza,

compagno di strada, amico e maestro,

guida sicura verso il Padre

che tu desideri farmi conoscere e amare.

Tu che hai scelto di diventare Figlio di Dio

sconcerti la mia vita

proponendomi il tuo Vangelo.

Mi offri, sempre, infinite possibilità

di accogliere e di costruire una vita nuova

per contribuire alla realizzazione

del Regno del Padre.

Mi rendo conto del mio limite

e del mio peccato, ma tu, Gesù, lotti con me e in me

per estirpare la radice più profonda

del peccato dell'uomo.

Credo nello Spirito Santo, dono che mi hai lasciato

per diventare, ogni giorno, creatura nuova.

Credo nel mistero della Trinità,

nella comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,

perchè solo credendo posso accettare fino in fondo

il dono del vostro amore.

Per la lettura personale

Dall'omelia di Giovanni Paolo II alla giornata mondiale dei Giovani del 2000

"Voi chi dite che io sia?". Gesù pone questa domanda ai suoi discepoli, nei pressi di Cesarea di Filippo. Risponde Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16, 16). A sua volta il Maestro gli rivolge le sorprendenti parole: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli"

Qual è il significato di questo dialogo? Perché Gesù vuole sentire ciò che gli uomini pensano di Lui? Perché vuol sapere che cosa pensano di Lui i suoi discepoli? Gesù vuole che i discepoli si rendano conto di ciò che è nascosto nelle loro menti e nei loro cuori e che esprimano la loro convinzione. Allo stesso tempo, tuttavia, egli sa che il giudizio che manifesteranno non sarà soltanto loro, perché vi si rivelerà ciò che Dio ha versato nei loro cuori con la grazia della fede.

Ecco che cosa è la fede! E' la risposta dell'uomo ragionevole e libero alla parola del Dio vivente. Le domande che Cristo pone, le risposte che vengono date dagli Apostoli, e infine da Simon Pietro, costituiscono quasi una verifica della maturità della fede di coloro che sono più vicini a Cristo.

Il colloquio tra Gesù e i suoi ebbe luogo prima della passione e della resurrezione di Cristo. Bisognerebbe richiamare ancora un altro evento, durante il quale Cristo risorto, verificò la maturità della fede dei suoi Apostoli. Si tratta dell'incontro con Tommaso apostolo. Era l'unico assente quando, dopo la resurrezione, Cristo venne per la prima volta nel Cenacolo. Quando gli altri discepoli gli dissero di aver visto il Signore, egli non volle credere. Diceva: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò"

Quanto avvenne con Tommaso va oltre quello che successe prima con Pietro. Nel Cenacolo ci troviamo di fronte ad una rapporto tra fede e incredulità più radicale e, allo stesso tempo, di fronte ad una ancor più profonda confessione della verità su Cristo. Non era davvero facile credere che fosse nuovamente vivo Colui che avevano deposto nel sepolcro tre giorni prima.

Il Maestro lo aveva più volte preannunciato che sarebbe risuscitato. E tuttavia l'esperienza della sua morte era stata così forte, che tutti avevano bisogno di un incontro diretto con Lui, per credere nella sua resurrezione: gli Apostoli nel Cenacolo, i discepoli sulla via per Emmaus, le pie donne accanto al sepolcro... Ne aveva bisogno anche Tommaso. Ma quando la sua incredulità si incontrò con l'esperienza diretta della presenza di Cristo, l'Apostolo dubbioso pronunciò quelle parole in cui si esprime il nucleo più intimo della fede: Se è così, se Tu davvero sei vivo pur essendo stato ucciso, vuol dire che sei "il mio Signore e il mio Dio".

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