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Meditazioni tenute in occasione degli Esercizi Spirituali Parrocchiali

 

 

Esercizi Spirtuali Parrocchiali
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ott 24

Scritto da: host
24/10/2013 11:53 

Parrocchia di Maerne

Schema per gli Esercizi Spirituali parrocchiali 2013

Quanto Giorno

È il Signore ! È l'Amore !

Preghiera TU MI AMI

Signore, eccomi qui: se tu vuoi amarmi, prendimi.

Non voglio opporre alcuna resistenza al tuo amore.

Non ho creduto che tu mi potessi amare.

Ma dal momento che me lo chiedi,

ecco, mi abbandono a te per essere amato.

Non oso dire che ti amo.

Ma una cosa, Signore, voglio dirti:

voglio credere che tu mi ami.

Tu me l’hai detto, Signore,

e non voglio rifiutarmi di credere.

Mi abbandono a te! Mi offro a te, come sono:

povera carta per essere bruciata,

legno secco per essere consumato dal fuoco.

Mi getto in te, Signore,

perché finalmente tu mi bruci, mi consumi!

Ecco, Signore, sono davanti a te;

non ho altro da dirti che questo:

amami, perché voglio essere amato,

perché finalmente ho capito che la mia vita

può avere soltanto un senso e un valore

nel fatto che tu mi ami, che tu vuoi amarmi.

Non rifiuto più il tuo amore per me.

Questo e null' altro. Amen

Preghiamo

O Dio dal quale allontanarsi è cadere, al quale ritornare è risorgere, nel quale rimanere è costruirsi solidamente. Uscire da te è morire, ritornare in te è guarire, abitare in te è vivere.

Abbandonarti è perdersi, cercarti è amare, vederti è possederti. Verso di te la fede ci spinge, la speranza ci guida, la carità a te ci unisce.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Introduzione

Ci troviamo al termine del vangelo di Giovanni. Il capitolo 21 è infatti l'ultimo, anche se, per le sue caratteristiche sembra proprio essere un'aggiunta posteriore, redatta da uno dei discepoli di Giovanni, forse lo stesso editore del quarto Vangelo. In questo capitolo si parla in particolare del ruolo dell'apostolo Pietro e di quello del discepolo che Gesù amava: Giovanni.

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:

I fatti di cui parla questo primo versetto sono l'apparizione di Gesù ai discepoli e a Tommaso.

Il lago di Tiberiade ci indica che lo scenario è passato dalla Giudea (Gerusalemme) alla Galilea.

Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso…

Le circostanze di questa apparizione di Gesù ai suoi discepoli è del tutto diversa da quella precedente. Là avevamo i discepoli indicati come gruppo, chiusi in casa per timore dei Giudei. Qui ci sono sette discepoli, cinque dei quali sono ben identificati, che sembrano essere ritornati alla loro terra di origine e alle loro attività abituali, come se non fosse accaduto niente di strano.

Solidali con Pietro per senso di unità o delusione reciproca?

Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare"….

Pietro prende l'iniziativa e tutti sono d'accordo con lui. Vanno a pescare, ma come nell'altro racconto di pesca (Lc 5,1-11) non prendono nulla. Nei sinottici la pesca è metafora del lavoro apostolico. Anche nel IV Vangelo resta come sfondo. I mancati risultati della pesca suggeriscono che il lavoro apostolico non dà alcun frutto se non è compiuto in unione a Gesù (cf. il paragone dei tralci e della vite in Gv 15,4-5).

Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù

Comincia un nuovo giorno e un personaggio misterioso si presenta sulla riva del lago. Gesù stette, è ancora il verbo della persona viva, che sta in piedi, già trovato in Gv 20,19.26. Come in altri racconti di apparizione, Gesù non si fa riconoscere subito. Chiama i suoi discepoli in modo familiare, figlioli,per riannodare i rapporti con loro.

Gettate la rete dalla parte destra della barca.

Così dà loro un consiglio, che viene subito accolto ed eseguito.

La pesca prefigura l'attività dei "pescatori di uomini", l'opera di evangelizzazione che diviene efficace solo se vi è la presenza di Gesù.

Quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!". Pietro, appena udì che era il Signore, si gettò in mare.

Si riprende qui il tema del paragone tra Pietro e il discepolo che Gesù amava e il loro diverso modo di riconoscere e interagire con Gesù. In Gv 20,3-8 il discepolo che Gesù amava vede le bende e crede. Qui è il primo a riconoscere Cristo nello straniero sulla riva. Quindi lo dice a Pietro. Quest'ultimo, senza curarsi della pesca miracolosa, si getta nell'acqua, con la sua consueta impetuosità, per raggiungere il suo maestro. Pietro non discute minimamente l'intuizione di fede del suo compagno: si getta in mare: è l'uomo della risposta immediata.

Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci.

Anche gli altri credono dopo aver visto, ma il loro modo di agire verso il Signore è diverso: tirano la rete piena di pesci e nel servizio ecclesiale tutti prendono contatto con Gesù.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.

È strano come i discepoli non vedono Gesù ma il fuoco e il cibo. Il termine con cui è tradotto quel fuoco di brace (antrakìa) si trova solo in Gv 18,18: è il fuoco a cui Pietro fuori del palazzo del sommo sacerdote cerca di scaldarsi mentre rinnega Gesù.

Da qui comincia la riabilitazione di Simon Pietro.

Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena…

Gesù ha preparato il cibo, ma vuole che anche i suoi discepoli vi contribuiscano. Nel gesto emerge la predominanza di Pietro. Pietro fa tutto da solo: è lui il "padrone" della barca/Chiesa, a lui Gesù darà l'impegno di pascere le sue pecore.

Il numero 153 ha dato spazio a numerose interpretazioni. La più famosa è quella di San Girolamo che vede in 153 specie tutti i tipi di pesce.

La cifra indica così la totalità della famiglia umana.

Il simbolo è chiaro: anche se la Chiesa raduna tante genti rimane unita e compatta sotto la guida di Pietro.

Nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", perché sapevano bene che era il Signore.

Gesù offre ai suoi da mangiare il pane di vita. I discepoli ormai hanno capito che si tratta di lui. Non c'è bisogno di tante domande, sarebbe mettere in dubbio la sua presenza e la sua divinità, cosa che per i discepoli è ormai assodata.

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Le parole sono quelle della cena eucaristica (cf Gv 6,11). E' un gesto di riconciliazione. La comunione tra il maestro e i suoi discepoli si è ormai ristabilita. Come a Emmaus il Signore risorto mangia con i suoi. Cristo è presente nella comunità ecclesiale durante la frazione del pane. L'indicazione del terzo incontro tra Gesù e i suoi può essere vista come un raccordo al capitolo 20.

"Simone, figlio di Giovanni, mi ami?".

Comincia qui la seconda parte del brano. Gli altri discepoli scompaiono, rimane solo Gesù con Pietro. Dopo aver riconciliato a sé tutti i discepoli, Gesù dà a Pietro il suo specifico mandato. Gesù chiede a Pietro per tre volte se lo ama. Questo numero riporta ai tre rinnegamenti di Pietro. Questi versetti sono molto densi di significato. Innanzitutto Pietro viene chiamato con il suo nome originario (Simone figlio di Giovanni): è come una seconda chiamata. Poi gli chiede se lo ama più di costoro. Questo può essere inteso in due sensi: se Pietro ama Gesù più di quanto ami gli altri discepoli, o se ama Gesù più di quanto possano amarlo gli altri discepoli. Questa seconda interpretazione sarebbe in linea con il carattere impetuoso di Pietro che durante l'ultima cena aveva affermato che avrebbe dato la vita per Gesù (Gv 13,38). In questa linea la risposta di Pietro "Tu lo sai che ti voglio bene" sarebbe un indizio della sua conversione a uno stile meno esagerato (grazie alla consapevolezza di essere stato un traditore e uno spergiuro). Ancora: in linea con il racconto di Luca 22,24-27 (la parabola dei servi a cui viene condonato il debito), Pietro essendo più peccatore dei suoi compagni dovrebbe sicuramente amare di più degli altri, poiché gli è stato perdonato di più.

Alla risposta di Pietro, Gesù affida a lui il suo gregge. La domanda e la risposta si ripete per tre volte, con diverse sfumature. Gesù chiede "mi ami", usando il verbo agapao e la terza volta phileo . Pietro usa solo quest'ultimo verbo. Alcuni studiosi pensano sia solo una questione di stile, ma i due verbi nel greco biblico presentano alcune differenze di significato. Agapao è il verbo che esprime affetto ma anche fedeltà nell'agire. Lo si trova nel discorso di addio: "Se mi amate, custodirete i miei comandamenti". Gesù che vuole affidare a Pietro la cura dei credenti gli chiede una fedeltà a tutta prova. Pietro, grazie al suo rinnegamento e al perdono di Gesù, ha capito la lezione e mette le mani avanti: "Tu sai che ti amo". E' come se gli dicesse "Valuta tu il mio amore per te". Egli da solo non può valutare la sua capacità di amore fedele. Gesù gli affida la cura del suo gregge, come il Pastore Buono di Gv 10, anche Pietro dovrà fare in modo che le pecore abbiano la vita, le dovrà conoscere, dovrà offrire la propria vita per loro.

Detto questo, aggiunse: "Seguimi".

Il brano termina con una profezia riguardante Pietro. Il tempo della gioventù (ti vestivi da solo e andavi) è il tempo in cui Pietro aveva dimostrato tanta buona volontà, ma poi aveva rinnegato Gesù. Egli in quel tempo voleva seguire Gesù e dare la vita per lui (Gv 13,36-38). Gesù gli aveva detto "Dove vado io per ora non puoi seguirmi". Ora invece è venuto il tempo in cui Pietro lo può seguire. Nella vecchiaia avrebbe teso le mani e sarebbe andato dove non voleva. E' il tempo di dare la vita per Gesù. Pietro fu martirizzato a Roma sotto Nerone nel 64 d.C. e molto probabilmente fu crocifisso. Pietro avrebbe steso le mani per essere arrestato oppure per essere anche lui inchiodato alla croce.

La morte di Pietro avrebbe glorificato il Signore. Anche per la morte di Gesù il vangelo di Giovanni parla di glorificazione (cf Gv 12,33; 13,31). La morte di Gesù e del suo discepolo non è un fatto accidentale, ma una testimonianza della grandezza e dell'amore del Padre.

Il colloquio tra Gesù e Pietro termina con la parola "Seguimi". Gesù ha detto a Pietro tutto quello che lo aspetta. Adesso può rinnovare il suo invito a seguirlo.

PREGHIERA :

Signore, Tu mi conosci a fondo. Tu sai bene che Ti amo.

Ti amo anche quando non riesco a dirtelo nella mia preghiera, anche quando, nella mia vita quotidiana,

non riesco a dimostrartelo come si dovrebbe.

Tu sai bene che io Ti amo,

anche quando mi domando se il mio amore è vero e sincero e se per me vivere è amare Te e amare i miei fratelli e le mie sorelle in Te.

Oggi voglio consegnarti tutto il mio cuore.

Tu sai che soffro di non poterti amare con più generosità.

Ti amo, so che Tu conosci la sincerità del mio povero amore e che Tu ne apprezzi il valore, perché ...

TU SEI VIVO.

Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani

Piazza del Duomo Treviso, 15 giugno 1985

Cari giovani della diocesi di Treviso!

Vi saluto cordialmente, lieto di potermi incontrare con voi in questa Piazza che rappresenta il cuore della Chiesa locale e che conserva le memorie vive dei vostri Santi.

La vostra Chiesa cattedrale è dedicata a San Pietro, come la Basilica Vaticana.

Voi avete percorso un itinerario spirituale, che vi ha portato a considerare alcuni aspetti nati dalla domanda: “Mi ami tu più di costoro?”, che Gesù pone a Pietro,

alla risposta quasi sommessa di Pietro: “Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo”, per concludersi con l’invito suadente e insieme risoluto: “Seguimi”.

Mi consentite così d’inserirmi nella stupenda cornice della Parola di Dio, che avete letto e meditato, e che ci ricorda come la singolare missione del Papa sia essenzialmente “un ministero di amore in tutte le sue manifestazioni ed espressioni”. Asserivo questo, nel momento in cui iniziavo il mio servizio pontificale. Lo ripeto volentieri qui davanti a voi, confidandovi che solo l’amore mi spinge, solo l’amore rende inarrestabile il mio cammino in ogni parte del mondo per incontrare, come questa sera a Treviso, fratelli e sorelle, figli tutti dell’amore di Dio.

Di qui nasce una domanda che attende risposta: “Mi ami tu, mi ami più di costoro?”. La conoscenza di Cristo diventa pressante impegno a decidere del proprio avvenire nella luce di Gesù, conosciuto e divenuto amico.

Ogni vocazione cristiana sta tutta in questo dialogo, che coinvolge personalmente ogni progetto di vita. Per alcuni la consegna specifica del Signore potrebbe essere quella già affidata agli Apostoli: “Vi farò pescatori di uomini. Andate e ammaestrate tutte le nazioni”. Per tutti è una risposta a Colui che ci ha amati per primo.

L’Apostolo Pietro, che aveva visto la mattina di Pasqua nel sepolcro il sudario ripiegato e le bende per terra poté in seguito gridare alla folla riunita a Gerusalemme per la Pentecoste: “Costui è quel Gesù che Dio ha risuscitato: noi tutti ne siamo testimoni”. Io sono venuto per additarvi quel medesimo Gesù.

Non c’è, ricordatelo, un nome più grande sotto il cielo. Non c’è nome più dolce. Non c’è nome più attraente. Egli è colui “in virtù del quale esistono tutte le cose”; nel quale sono “tutti i tesori della sapienza e della scienza”. Colui che è “la via, la verità. la risurrezione e la vita”, il principio e la fine, il segreto della storia, il cuore del mondo, la chiave dei nostri destini, il palpito della creazione, il Salvatore e il Redentore.

Questo annuncio non può arrestarsi, questa novella non può invecchiare; è qui “l’unico orientamento dello spirito, l’unico indirizzo dell’intelletto, della volontà e del cuore”.

Proviamo a riflettere sulla situazione in cui si vive oggi. Non ritenete voi che una delle cause del distacco dalla fede, da parte dei giovani, sia proprio un’idea inadeguata e riduttiva che essi hanno di Cristo? Non è forse vero che l’indifferenza, quando non addirittura l’opposizione ostentata, deriva dal fatto che circola, nei loro ambienti, l’immagine di un Dio ostile all’uomo? Non è forse vero che nella società consumistica è sceso un certo disinteresse verso il Dio cristiano, perché al Suo Nome santissimo si abbina una rappresentazione molto lontana dell’uomo concreto?

Gesù destina ad ognuno la personale attenzione testimoniata dall’approccio col giovane del Vangelo: “Fissatolo. lo amò”. L’abbiamo mai intravisto, sperimentato, gustato, lo “sguardo amorevole” di Cristo? “Si può dire che in questo sguardo amorevole di Cristo sia contenuto quasi il riassunto e la sintesi di tutta la Buona Novella”.

Questo è il vero avvenimento della vita, la svolta centrale, l’inserzione decisiva: dopo un tale incontro, nell’esistenza giovanile, tutto diventa profondamente diverso. Posto questo incontro, tutto il resto viene ridimensionato. Anzi, per dar seguito in maniera totale a questo incontro, ogni altra cosa può essere venduta.

Andrea, dopo aver incontrato Gesù e aver passato con lui una giornata, corre dal fratello Simone e gli confida il senso dell’esperienza accadutagli: “Abbiamo incontrato il Messia.”. L’evangelista Giovanni con una rapidità che impressiona, aggiunge: “E lo condusse da Gesù”.

Non si può trattenere per sé la scoperta: troppo grande, e troppo affascinante è il volto del Signore. L’evento deve manifestarsi; l’esperienza deve diventare comunicazione; l’evento interiore diviene pubblico.

No, non temo di essere esigente con voi: Cristo lo è prima di me. Può anche darsi che qualche giovane se ne vada rattristato “quando gli sembrerà di non poter far fronte all’una o all’altra esigenza. A volte i giovani debbono farsi strada attraverso tali tristezze salvifiche, per giungere gradualmente alla verità e a quella gioia che essa dà”.

Ma non v’è dubbio che l’animo giovanile è propenso ad accogliere l’invito del Signore, con generosità pronta ed effusiva.

Oh, sì: vi è bisogno di giovani in missione nei loro ambiente; giovani lieti e forti, umili e coraggiosi, tenaci e intraprendenti; indicatori convincenti di Cristo, testimoni di Lui in parole e in opere, nella loro vita quotidiana. Guardate al vostro patrono principale, San Liberale: un giovanetto intrepido, un cavaliere convertito alla causa del Vangelo, che in un tempo estremamente difficile e rischioso, diventa discepolo di Cristo, tutto dedito a difendere la Verità, in intima comunione col suo Vescovo Eliodoro. È incoraggiante per voi avere come protettore e intercessore questo santo, lontano nel tempo, ma modernissimo e vicino alle situazioni attuali.

Tutto questo vi impegna in un affinamento spirituale tale da farvi vivere in pienezza le più profonde esigenze del Vangelo, quali la semplicità, la mitezza, il distacco e la castità, la sobrietà e l’amor di Dio, fino al sacrificio. Pensate alla sorprendente figura di santa M. Bertilla Boscardin: quale fascino proviene da questa piccola-grande donna, immolatasi nel nascondimento e nel servizio!

Cari giovani, l’avvenire della società e della Chiesa è nelle vostre mani, nella vostra capacità di scoprire la vostra vocazione e di realizzarla; sta nella risposta che darete con forza e con impegno alla chiamata di Dio.

Seguite gli esempi che vi ha lasciato San Pio X nella sua giovinezza vissuta qui nella vostra terra. Siate sempre pronti “a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).

Buon Giorno Gesù
 Buon Giorno Gesù con Antonio 
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