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Gli Arcipreti
NomePeriodoBreve Storia
GIOVANNI ANTONIO PEZZA(1750-1788)

 Deceduto l'abate Porta, mons. De Luca, vescovo di Treviso, nomina don Giovanni Antonio Pezza parroco di Maerne. Il nuovo pastore è nato a Mestre nel 1708, primo di tre fratelli e proviene da Santa Maria di Salvatronda,.dove è stato parroco per sette anni.

A Maerne si dedica attivamente e con zelo alla cura delle anime, profondendo le sue energie nelle opere di fede ed in molti lavori di restauro ed abbellimento della chiesa, per i quali spende anche molto del suo.

Fa rimodernare la facciata del tempio arricchendola di marmi e statue; nella navata di mezzo commissiona un affresco a Francesco Zugno, raffigurante Gesù Cristo che porge le chiavi a San Pietro.

Costruisce la sacrestia ed il nuovo pavimento del coro chiudendolo con balaustre di marmo di Carrara e riordina i paramenti sacerdotali facendone confezionare di nuovi.

113 maggio 1769, dopo aver convocato una "vicinia" alla quale partecipano oltre duecento capifamiglia della parrocchia, si delibera di commissionare un nuovo organo a Nicolò Moscatelli, uno dei più valenti organari veneziani, allievo del Nacchini. Il nuovo strumento verrà alloggiato in una preziosa cassa dipinta e decorata con stucchi e posta nella cantoria costruita appositamente per l'occasione nella navata centrale della chiesa.

Per i suoi meriti in campo pastorale e per la condotta esemplare che gli valgono un profondo affetto da parte dei parrocchiani, don Pezza viene insignito del titolo di Arciprete dal vescovo Paolo Francesco Giustiniani, venuto a Maerne il 14 ottobre 1777 e, di tale titolo, si onoreranno anche la chiesa ed i successori in avvenire.

Francesco Scipione Fapanni, nelle sue "Memorie", ci offre un resoconto piacevole dell'avvenimento seguito da un interessante ritratto del parroco Pezza.

"L'anno 1777 il vescovo Paolo Francesco Giustiniani si portò in visita a

Maerne. In detta visita restò pienamente consolato del popolo di Maerne, avendo trovato la Chiesa ben ammobiliata, e così la sagrestia provveduta di paramenti sacri. In tale incontro decorò del titolo arcipretale il parroco Giovanni Antonio Pezza: e ciò fu in un brindisi durante il pranzo, chiamando lo Arciprete.

Allora tutta la comitiva applaudì; si suonarono a doppio le campane, si fecero sbari di mortaretti e si udirono gli evviva di tutti gli abitanti della villa. (...) Il vescovo Giustiniani protestava che teneva il Pezza fra i migliori parroci della diocesi. Egli ragionava così bene che dava sommo piacere a chi lo ascoltava. Era di somma urbanità, come fosse vissuto in corte di principi. Era amato e temuto dai suoi parrocchiani, ai quali si imponeva con la sua presenza. Pareva la sua faccia quella di un San Giovanni Evangelista e santi erano i suoi costumi.

Eccellente predicatore dall'altare, era ascoltato da tutti con piacere. Le feste, alla sua messa ed al catechismo, avea la chiesa piena di gente; era zelantissimo nel vigilare gli andamenti de' suoi parrocchiani.

Procurava che nelle famiglie i figli fossero in letti e in camere separati dalle figlie; andava di persona dai suoi parrocchiani, li ammoniva con carità e li sovveniva con denaro se erano ammalati. Spendeva..senza risparmio nel vestire i poveri e preferiva di far la carità ai poveri vergognosi".

Dopo trentotto anni di feconda permanenza nel paese di Maerne, don Pezza muore il 30 gennaio 1788 "dopo otto giorni di febbre e il di lui cadavere fu sepolto in questa chiesa presso l'altare della Beata Vergine, coll'intervento di tutta la Rev.da Congregazione dei Parrochi".

 

 

 

 

PIETRO ALLEGRI(1788-1832)

Quarto di dieci fratelli, tra i quali primeggia il canonico Vittorio Allegri parroco di Salzano, nasce a Loreggia il 15 dicembre 1755 da Domenico e Lucia Gropetti.

Mansionario di San Liberale a Maerne già nel 1787 , diventa parroco nell'anno successivo dimostrandosi, fin dall'inizio, uomo di grande bontà d'animo, umanità e fede, donando ai poveri molto del suo, arricchendo il beneficio parrocchiale di alcuni lasciti e adoperandosi per la conservazione ed il restauro del campanile, della chiesa e della casa canonica.

Il vescovo di Treviso Bernardo Marin, nella visita pastorale del 20 settembre 1791, definisce "l'Arciprete Allegri molto zelante ed esemplare, pronto a tutte le ore nel predicare ed amministrare i sacramenti".

1127 gennaio 1803 indice una missione che vedrà la partecipazione di migliaia di fedeli accorsi anche dai paesi vicini con processioni, preghiere e canti. (doc. 4) Nell'ottobre 1807 benedice le tre nuove campane, le stesse che ancor oggi accompagnano ricorrenze liete e tristi del nostro paese e, dell'importante avvenimento ne offre un ampio resoconto nei suoi scritti.

"Il 17 maggio 1807 - scrive don Pietro - mentre si suonava per la processione del S.s. Sacramento, si ruppe la campana grande. Convocata una riunione dei capifamiglia si decise di valersi del metallo della grande rotta e della piccola sana, perché non si poteva unire in armonia e fame tre di giusto concerto con l'aggiunta di due mille libbre di metallo.

Sifece l'accordo col sig. Pietro Colbacchini di Bassano, valente fonditore.

Fui pregato dal popolo di assumermi il pensiero di farle gettare e di trovar i mezzi di pagarle. E per soddisfare i loro desideri e dimostrarmi grato della fiducia che avevano nella mia persona, mi presi l'impegno.

Feci un libretto ove tutti si obbligavano di contarmi quella somma di soldi che era conveniente al suo stato. Andai per due anni alla questua di frumento, di sorgoturco ed uva; e per diciotto terze domeniche di ogni mese alle Messe ed al Vespero con un bacino ho questuato per la chiesa. Anch'io ho contribuito quei soldi che ho creduto oltre i molti pensieri e disturbi che ho dovuto soffrire a tal oggetto.

Le campane furono benedette, strada facendo, a Noale e furono loro imposti i nomi di "Santa" alla grande, "Maria" alla mezzana e "Maddalena" alla piccola. Il lavoro terminò in bene a gloria di Dio, essendq restati tutti contenti dell'armonico suono delle medesime e della spesa che fu pagata nel periodo di due anni e cominciarono a suonare li 31 di ottobre dell'anno 1807".

Anunalatosi gravemente di polmonite, dopo 44 anni di servizio alla parrocchia, munito di tutti i S.S. Sacramenti e benedizione papale, lascia questo mondo il lO dicembre 1832 e, com'è suo desiderio, viene seppellito davanti la porta maggiore della chiesa col concorso di tutta la Congregazione dei Rev.di Parroci.

I vicari don Attilio Vaona, prima, e don Luigi Sforza, poi, prepareranno l'ingresso del nuovo pastore.

 

 

GIOVAN BATTISTA CROTTI (1834-1870)

Una folla commossa e festante di maernesi saluta, al suo ingresso, il nuovo arciprete, don Giovan Battista Crotti. (doc. 5). Nato a Rovarè il 7 ottobre 1804 da Giuseppe e Maria Donati, egli giunge a Maerne il 19 marzo 1834.

Sulle orme del predecessore profonde grande energia e denaro nella assistenza ai poveri, nella predicazione e nell'insegnamento della dottrina cristiana e, per i giovani della parrocchia costruisce, sul terreno attiguo alla canonica, una scuola elementare dove almeno gli alunni più volonterosi possano imparare a leggere e scrivere.

Durante la visita pastorale compiuta dal vescovo Sebastiano Soldati il 24 settembre 1835, don Crotti annota: "gli abitanti di Maerne sono 1490; di questi, la maggior parte vive nel tirrwr di Dio e partecipa alle sacre funzioni ed ai sacramenti in tutte le domeniche e feste dell'anno. Vi sono però circa settanta inconfessi e pubblici bestemmiatori. Non si lavora di festa se non col permesso nel caso d'urgenza, ma molta gente frequenta le tre osterie del borgo anche se dovrebbero restare chiuse durante le sacre funzioni".

Nel 1844 e negli anni che seguiranno si dedica al restauro ed ampliamento della chiesa, divenuta, dopo quasi settant'anni dall'ultimo intervento, piccola e cadente. Scrive in proposito il Fapanni: "Nel giorno 29 aprile 1844 si cominciarono a scavare le fosse per le fondamenta del coro, e delle due cappelle della crociera. Nel giorno 30 aprile seguente fu benedetta e posta la prima pietra coll'anno scolpito 1844 dall'arciprete G.B. Crotti. Entro l'anno 1844 fu murato il coro, le cappelle della navata e le due sagrestie. II capo mastrofuNatale Boato. (...)

Questa rifabbrica seguitò negli anni 1845-1846. Anche la facciata esterna fu costruita goticamente nell'anno 1850. Ha nell'alto unfinestrone rotondo e due finestre laterali. ( ) Nella sommità ci sono cinque campaniletti. Nel 1851 si stabilirono le pareti esterne della chiesa a marmorino, compresa lafacciata".

1126 ottobre 1851 la chiesa fu consacrata dal vescovo di Treviso G.A. Farina che benedisse anche il nuovo organo costruito dai fratelli Bazzani di Venezia. In paese vi furono grandi feste per celebrare l'avvenimento tra cui il concerto della Banda di Noale e l'illuminazione a palloni di tutte le strade del borgo.

Nel 1857 don Crotti viene nominato rettore del Seminario diocesano e qui, l'energico sacerdote, tenta di mettere ordine alla situazione drammatica in cui versa l'istituto trevigiano in quel particolare frangente storico. Ma inutilmente.

L'anno successivo il sacerdote rimette il mandato e ritorna ben volentieri nella sua parrocchia. E qui, all'età di sessant'otto anni, il 30 novembre 1870, cessa di vivere a causa di "cancrena al piede destro", tra il dolore dei parenti ed il compianto dei parrocchiani.

Viene sepolto nel nuovo cimitero con l'assistenza di tutti i parroci della Congregazione, dell'onorevole municipio di Martellago, dei Fabbricieri della chiesa di Maerne e di tutta la solerte popolazione.

Nel trigesimo tutto il paese partecipa alla messa in suffragio ed al concerto commemorativo che segue, tenuto dal M.o Poli, ricordando commosso le virtù umane e sacerdotali dell'amato arciprete che tanto bene aveva seminato nella parrocchia.

Durante il suo ministero don Giovan Battista Crotti ha, come col!aboratori, i sacerdoti: don Lorenzo Mazzaro (1837), don Domenico Beni (1842), don Domenico Moda (1847), don Giuseppe Pellizzari (1855), don Antonio Venuti (1857) e don Sebastiano Bellinato (1869).

 

 

 

 

 

 

 

ANTONIO MICHIELETTO(1871-1901)

Nasce a Canizzano il 2 aprile 1836 da Valerio e Matilde Moro.

Dopo essere stato cappellano a Martellago per sei anni, viene nominato parroco di Mira nel 1868 e da qui, dopo tre anni, passa alla cura d'anime di Maerne, entrandovi solennemente il 19 marzo 1871.

Del suo operato ci rimane il bell'altare maggiore edificato nel 1900 e rimasto pressoché intatto ancor oggi.

Si ricorda inoltre l'opera moralizzatrice condotta attraverso la predicazione ed i costanti richiami dal pulpito nonché l'istruzione religiosa impartita ai giovani alla domenica "nel dopo pranzo prima del Vespero" e l'attenzione tutta particolare alle solennità tradizionali della parrocchia quali "San Pietro titolare della Chiesa, San Liberale contitolare, della Concetta, del S. Cuore di Gesù nella terza domenica di settembre e dell'Immacolata". (doc. 6)

Colpito da una grave infermità, sopportata nei momenti di lucidità con esemplare rassegnazione, rinuncia alla parrocchia e, ritiratosi presso i familiari nel paese natale, si spegne serenamente il 19 agosto 1906 a settant'anni di età.

Durante il parroccato di don Michieletto i cappellani a Maerne sono: don Paolo Mariutto (1869-1886), don Giuseppe Tamai (1881-1886), don Giuseppe Onor (18861889) e don Giovanni Maria Carnio dal 1889, il quale, rimanendo a Maerne fino al 1905, attenderà l'ingresso del nuovo pastore.

 

 

GIOVANNI MANCHIERO(1902-1916)

1128 ottobre 1902 giunge a Maerne il nuovo parroco don Giovanni Manchiero, proveniente da Oriago.

Nato a Briana il 5 maggio 1869 da Antonio e Regina Masiero, il nuovo arciprete era stato ordinato sacerdote 1'11 giugno 1892.

Assume la cura d'anime di Maerne dopo essere stato per tre anni cappellano a Trebaseleghe e parroco di Oriago dal 1895.

Trova un paese di 2200 anime dove la vita religiosa e l'organizzazione parrocchiale sono ben avviate. Il livello di vita sociale della popolazione sta lentamente elevandosi; la maggior parte delle famiglie è dedita alla coltivazione dei campi ma prosperano anche l'artigianato ed il commercio, attività questa, da sempre considerata tra le principali nell'economia maernese.

Le condizioni igienico-sanitarie delle famiglie sono più curate e !'istruzione scolastica dei fanciulli diffusa e frequentata.

Nell'attività ministeriale e pastorale don Manchiero è coadiuvato dal cappellano Giovanni Maria Carnio, il quale diventa primo responsabile della parrocchia allorché, nel 1904, una grave malattia impedisce all'arciprete di celebrare la messa, costringendolo a lunghi periodi di inattività.

Visto il perdurare della malattia, causa continua di profonde crisi depressive, don Manchiero rinuncia alla parrocchia e si ritira con i familiari, esercitando le mansioni di cappellano a S. Maria del Rovere, a Treville, a Cusignana e a Salvarosa.

Gli viene assegnata una pensione annua di lire cinquecento, corrisposta fino alla sua morte.

In varie lettere scritte al parroco che gli succederà qualche anno dopo alla guida della comunità maernese, don Manchiero non cesserà di sottolineare le precarie condizioni di salute in cui versa, aggravate sovente da disgrazie familiari ed economiche che lo costringono a rivolgere continue richieste di denaro a tutti. (doc. 7)

Si spegne a Castelfranco il 30 giugno 1942 e, due giorni dopo, la salma viene trasportata a Maerne per essere tumulata nella tomba dei parroci presso il locale cimitero.

Dalle dimissioni del parroco Manchiero vi è un susseguirsi di sacerdoti facenti funzioni di vicario parrocchiale, i quali si alterneranno per periodi diversi nella guida della comunità; tuttavia, tra questi, sono da segnalare il vicario vescovile don Valentino Spigariol, sostituto del parroco ammalato dal 1905 al 1916 e don Adriano Buosi che preparerà l'arrivo del nuovo pastore.

 

 

 

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